lunedì 24 novembre 2014

go samantha!!

http://www.sky.it/eveningnews/2014/171/web/homepage.html?news=3

questo si che è un viaggio!!!

martedì 28 ottobre 2014

siete pronti? davvero?

allora indossate la

maschera d'oro, gli schinieri, impugnate gli scudi e seguitemi

giovedì 9 ottobre 2014

stornellibelli...

Fiore di mela
quando ripenso ancora al mio dolore
mi sento come bestia che si gela.

Fior di cemento
tutte le volte che hai rimandato
anche l'amore mio si è inacidito.

Fiore di loto
sai che il tuo amor mi lascia un po' perplessa
sai, mi ricordi molto un morto topo

fiore di pesco
anche se non ascolti quel che dico
a litigar con te non ci riesco.

Fior di trifoglio
porta a me la fortuna quando serve
non è ancor arrivato ciò che voglio.

Fior di betulla
mentre per te io canto una canzone
tranquilla tu riposi in una culla.

Fior di pompelmo
spesso mi tratti tu con molto sdegno
mi sembra che mi usi come un elmo

Fior di cemento
tutte le caramelle son finite
come l' amore che per te io sento.

Fiore di libro
aperta sei tu come la mia mente
ma sei più calda e dolce del mio sidro

fior di lumaca
immaginando la nostra serata
aspetto mentre tu sei sull'amaca

fiore di rana
come tu sei assillante mentre canti
proprio sotto la casa di Luciana


Fiore di rosa
bello il tuo viso sorridente e chiaro
pungi e ferisci proprio ogni cosa

Fiore di luce
tu che mi indichi la giusta via
e piano piano sempre si riduce

Fiore di viola
nel caldo dolce cuor l'amor mio fonde,
è gorgonzola che scivola in gola.
fiore di sale
come un bambino fa con le verdure
il tuo rifiuto era abituale

fior di fagiolo
l'amore tuo taglia le mie radici
come nella foresta un boscaiolo

fior di carota
a causa delle acide parole
adesso il nostro amor ti segue a ruota

fiore di rosa
quando corteggi tu non sei sincera
come qualcuno che si mette in posa

fior di fringuello
sei dolce come nettare di fiori
con te il mio mondo diventa più bello

Fior di stornella,
a te amore tutto il giorno penso,
come una stella tu sei proprio bella

fiore di sale
ti prego non ti devi arrabbiare

farò di tutto per farmi perdonare
 

martedì 16 settembre 2014

ci siete? chi siete?

Eccovi qui, numerosi, dubbiosi, lamentosi, silenziosi, riottosi, curiosi, baldanzosi, maliziosi, affettuosi, vanagloriosi, furiosi...e potrei continuare..oppure continuate voi e poi ne parliamo, decidiamo, giudichiamo, limiamo, critichiamo....
Siamo già su una corsia veloce, nessuno ci ferma più!
la prof

giovedì 29 maggio 2014

l'ultimo report ISTAT....per noi proprio l'ultimo..

http://www.istat.it/it/archivio/120991
è uscito l'ultimo report ISTAT..date un'occhiata almeno alla parte demografica..
e poi...buona estate..
la prof, quasi ex.

venerdì 25 aprile 2014

per i più "economisti " di voi..dal nostro amico rampini.

usa

Arriva il “Go” alternativa al Pil per misurare la crescita Usa

L’alternativa al Pil. Terrà conto di tecnologia e risparmio, se applicato in Italia porterebbe vantaggi
FEDERICO RAMPINI, la Repubblica • 25 apr 14 • 
NEW YORK Nasce oggi l’alternativa al  (), una nuova statistica che privilegia “l’economia del fare”. Si chiama , si può tradurre in Produzione lorda. Il battesimo ufficiale del nuovo indicatore avviene in questo negli Stati Uniti, l’economia più ricca del mondo. Non è un dato “alternativo” elaborato da economisti dissidenti, a pubblicarlo è il, arbitro ufficiale della congiuntura.
Tra le prime conseguenze di questo nuovo misuratore: l’economia americana appare quasi due volte più ricca di quanto risulti dal Pil; e meno dipendente dai consumi. Una delle conseguenze dell’introduzione di questo nuovo strumento dovrebbe essere proprio quello di contrastare la cultura “iperconsumistica” degli americani, sfatando il mito che i risparmi sono “improduttivi”. A spiegare cosa c’è dietro questa innovazione, la prima riforma statistica così profonda dal dopoguerra, è uno degli studiosi che l’hanno voluta, Mark Skousen, Presidential Fellow alla Chapman University e autore dello studio “The Structure of Production”. Skousen definisce la Produzione lorda «il primo utensile macroeconomico nuovo a entrare regolarmente in funzione da quando si diffuse l’uso del Pil negli anni 40». Il direttore del Bureau of Economic Analysis, Steven Lansfeld, è convinto che sarà un «potente strumento di analisi, in grado di offrire prospettive nuove».
La Produzione lorda misura la totalità di vendite in tutte le fasi dell’attività economica, cioè dalle materie prime ai semilavorati al prodotto finito. A differenza del Pil, che elimina volutamente le “duplicazioni” intermedie per rilevare il valore finale, questa statistica alternativa vuole includere appositamente tutti i passaggi. Perciò un’economia come quella americana, che oggi ha un Pil di 17.000 miliardi di dollari, ha una Produzione lorda che supera i 30.000. Di per sé questa potrebbe essere considerata come una pura illusione ottica, o una chirurgia estetica che cambia le statistiche senza cambiare la realtà sottostante. Ma i numeri che noi scegliamo per capire l’economia hanno una loro “vita” autonoma, nel senso che influiscono sulle percezioni, entrano nel gioco delle dottrine e delle ideologie. I numeri non sono neutrali, la politica li usa come obiettivi.
Il concetto di Produzione lorda in realtà non è nuovo, lo stesso Skousen ne attribuisce la paternità agli studi di Wassily Leontieff, economista di origine russa, naturalizzato americano, premio Nobel nel 1973, deceduto nel 1999 all’età di 93 anni. Leontieff lo aveva proposto fin dagli anni ‘30. I suoi seguaci come Skousen da almeno vent’anni conducono la battaglia a favore della Produzione lorda, sostenendo che «è un indicatore più fedele dell’attività economica totale». Il Pil, proprio perché “elide” i passaggi intermedi, porta a una sottovalutazione della «produzione di cose», quindi sottostima l’importanza dell’industria manifatturiera. Il Pil ha contribuito secondo Skousen a generare l’illusione che «i consumi sono il vero settore trainante dell’economia, poiché ne rappresentano oltre i due terzi». Di qui anche quella particolare cultura del consumismo che in America è dominante. George W. Bush subito dopo la tragedia dell’11 settembre 2001 esortò gli americani a «uscire, andare negli shopping mall, ricominciare a spendere», come un gesto addirittura “patriottico” per rilanciare l’economia e contrastare il terrorismo. Ma anche Barack Obama davanti alla recessione del 2008-2009, dopo avere varato degli sgravi fiscali alle famiglie, invitò gli americani a spendere quei soldi. Come se il risparmio fosse controproducente. Mentre
invece un problema dell’America da anni è proprio l’insufficiente propensione a risparmiare, che ha contribuito ai disavanzi della bilancia dei pagamenti con Germania e Cina. Tra le conseguenze immediate dell’adozione della Produzione lorda — che da oggi affianca e completa il Pil nelle statistiche ufficiali — si scopre che la recessione del 2008-2009 è stata assai più grave (meno 8% di Produzione lorda, rispetto al modesto meno 2% del Pil), ma anche che la ripresa dopo il 2009 è stata più vigorosa di quanto non si creda.
Quali potrebbero essere le conseguenze su altre economie, come quella italiana, se l’esempio Usa venisse generalizzato? Come auspicava Leontieff, ed anche l’altro premio Nobel Robert Solow, la Produzione lorda valorizzando «l’economia del fare» accentua l’attenzione sull’innovazione tecnologica, l’imprenditorialità, la formazione di capitale e il risparmio produttivo. E’ dunque un indicatore che spinge a riscoprire anche la vocazione manifatturiera di un paese come l’Italia. E premia quelle nazioni, Italia inclusa, dove tradizionalmente le famiglie hanno avuto capacità di risparmio elevata (anche se ridimensionata pesantemente dalla crisi). Non è tuttavia una riforma radicale come quella della Felicità Interna Lorda, l’indicatore proposto fra gli altri da  e , che sposterebbe l’attenzione sulla qualità della vita anziché sulle componenti materiali della ricchezza
da Repubblica di oggi.

sabato 8 marzo 2014

report, report... e mimose.

Guardare, spulciare, scegliere, pensare..preparasi, insomma..

http://noi-italia.istat.it/index.php?id=6&user_100ind_pi1%5Buid_categoria%5D=05&L=0&cHash=162d2ee0f6d9c9ce55343c4e425f6974

sabato 15 febbraio 2014

Altri cavalieri....altri nemici...

L'incipit:
"Re Carlo, il nostro magno imperadore,
stette per sette interi anni in Ispagna.
Fino al mar conquistò la terra alpestra,
e a lui d'innanzi caddero castella,
né un borgo, e non un muro, ancorché saldo,
rimase contr'a lui né città, tranne
Saragozza che sta su la montagna.
Re Marsilio la tien, che come a Dio
a Macometto serve e Apollo chiama:
ma sì non potrà far che mal nol prenda."

...........

E va Rolando senza compagnia
a cercar per la terra: e monti sale
e scende valli in traccia dei perduti.
E ritrova Gerino e il suo compagno
Geriero e Beringer; Sanson ritrova,
Ivo ed Ivorio e Angelier di Guascogna,
Ottone ed Anseis, Gerardo il vecchio
signor di Rossiglione. Uno per uno
prende quei morti corpi e sì li reca
dinanzi a l’arcivescovo Turpino
e li dispone in fila, a’ suoi ginocchi.
Non può frenar le lacrime il morente:
la man solleva a benedire e dice:
«Ahi! miei signor, quanto infelici.
 Sola mia suprema ambascia
non poter salutar pria de l’estremo
passo re Carlo, il grande Imperadore».
E ancor va Orlando per lo campo a torno,
e ritrova Oliviero, il suo fidato
compagno d’armi a’ piè d’un pino, steso
infra gli intrighi d’un rosaio selvaggio.
Stretto lo abbraccia e come può lo trae
presso a Turpino e in mezzo a gli altri prodi
su uno scudo lo adagia. Il benedice
e assolve l’Arcivescovo. La pena
e la pietà ne i cuor si rinnovella.
Orlando dice: «Mio compagno bello,
figliuol di Ranier duca possente
delle terre di Genova e Riviera,
per franger aste e fracassare scudi,io
v’abbia ne la sua gloria e v’incoroni
di sempiterni fiori. Anch’io son presso
a morir.........
......................

Già sente Orlando i brividi di morte.
Da le orecchie gli spiccian le cervella.
Pe’ suoi spenti baron grazia addimanda
e per l’anima sua a Gabriele
arcangelo. Morir vuol con le insegne
de la sua dignità: però l’eburneo
corno raccoglie, e con la destra impugna
la gloriosa Spada, iridi procede
verso la Spagna quanto può balestra
trarre un quadrello. In vetta di un poggiuolo
a l’ombra di due belli àrbori, in mezzo
a quattro salde pietre egli riverso
esausto cade sopra l’erba fresca.
È ormai presso a lui giunta la morte!
Son alti i poggi, e gli alberi giganti.

Quattro gran massi di forbito marmo
gravano a terra. Qui, tra l’erba verde,
cade Orlando sfinito; un Saracino
che fu già bello e di gagliarde membra,
ora di sangue lordo il corpo e il vòlto,
ancor vivo è tra i morti. Il Conte ha visto
s’erge a un tratto diritto, e su la preda
piomba d’ira e d’orgoglio in core acceso,
urlando: «Alfin sei giunto! Io questa tua
spada in Arabia vo’ portare», — Orlando
si sente tocco e alquanto si riscuote.
S’avvede Orlando che qualcun gli tasta
la spada, apre gli occhi e dice: «Io credo
che tu non sii de la mia franca terra:»
e l’Olifante che ancor forte stringe
nel pugno, gli rovescia atrocemente
su l’elmo aurogemmato, fracassando
l’acciar, la testa e le ossa, l’uno e l’altro
occhio fuori de l’orbita cacciando.
Quando a’ suoi pie’ morto lo vede, dice
Orlando: «Forse tu credevi impresa
facile, o reo fellone, osar toccarmi
contra ogni dritto? Non udrà tal fatto,
senza tenerti folle, uomo mortale.
Ecco intanto spezzato il padiglione
del mio corno d’avorio e in terra sparti
i bei frammenti, ed i cristalli e gli ori».
E si accorge di aver perduto il lume
de gli occhi, il Conte. Come può, si studia
d’essere forte e s’alza in piedi.
 E smorto in viso. Innanzi a lui è una gran pietra
bigia. Per doglia e per rancura, Orlando
dieci colpi di spada avventa acuti
sopra quel sasso. Stride il ferro, ma
non si rompe nè scheggia. Il Conte dice:
«Soccorretemi voi, santa Maria!
Ahi, Durendal, valida e forte, quanto
sventurata tu fosti! Eppur sí cara
ancor mi sei, ne la fortuna avversa.
Insiem vincemmo gran battaglie in campo,
molte acquistammo terre al gran reame
del nostro Re da la barba fiorita.
Un prode ti impugnò qual mai non ebbe
meglior la Francia. Da la man di un vile
tenga l’elsa tua bella Iddio lontana!»
Il pietron di sartegna Orlando fiede.
Stride la lama, non si spezza o scheggia.
E il Conte se ne duol così plorando:
«Ahi, Durendal, come forbita e chiara,
scintillante e lucente in contro al Sole!
Era re Carlo in valle Moriana
quando un messo dal ciel disceso, a lui
comandò che di te la destra armasse
di un conte capitano. Allora il magno
signor cortese al fianco mio ti cinse,
e gloriosa io ti menai, vincendo
con te, per te, nella comital terra
d’Angiò, in Brettagna, nel Poitou, nel Maine,
la franca Normandia vinsi e Provenza,
l’Aquitania conquisi e Lombardia,
tutta Romagna assoggettai e Fiandra,
tutta Baviera e Bulgaria e Pogliana;
diedi Constantinopoli in balìa
al mio gran Rege e Sassonia gli diedi
Galles e Scozia e lo special dominio
de l’Inghilterra. Molte terre e vaste
noi conquistammo insieme a Carlomagno
da la fiorita barba. Ora ho gran pena
per questa spada e gran dolor m’angoscia.
Mille volte morir, pria che vederla
in mano dei nimici. Iddio glorioso,
salva dal disonor la Franca terra!»



domenica 26 gennaio 2014

una descrizione sensata..

..
a giudicare dalle sue orme doveva essere alto circa un metro e novantacinque; mangiava scoiattoli crudi  tutti i gatti che riusciva ad acchiappare ed era per questo che aveva le mani macchiate di sangue. Aveva una cicatrice lunga e irregolare che gli traversava tutta la faccia; i denti che gli erano rimasti erano gialli e rotti, gli occhi li aveva molto sporgenti e sbavava continuamente..